L’illuminato cinismo degli gnomi di Francia vuole sfruttare il FRANCO CFA anche a costo di far guerra? Brutta fine a chi lo volesse far ripudiare?

L’illuminato cinismo degli gnomi di Francia vuole sfruttare il FRANCO CFA anche a costo di far guerra? Brutta fine a chi lo volesse far ripudiare?

L’illuminato cinismo degli gnomi di Francia vuole sfruttare il FRANCO CFAanche a costo di far guerra? Brutta fine a chi lo volesse far ripudiare?

<TG2.2019.01.20.mp3> CFA stava per Franco delle colonie francesi d’Africa e oggi – con trasformazione solo lessicale non sostanziale – Franco della comunità finanziaria africana;

<wikipedia>: Il franco CFA è la valuta utilizzata da 14 paesi africani: Mali, Benin, Camerun, Costa d’Avorio, Ciad, Niger, Burkina Faso, Rep. Centrafricana, Congo Brazzaville, Gabon, Guinea-Bissau, Guinea Equatoriale, Senegal, Togo. Il Franco CFA fu creato come il Franco CFP il 26/12/1945 quando la Francia ratificò gli accordi di Bretton Woods. A quei tempi la sigla indicava il franco delle colonie francesi africane (Colonies françaises d’Afrique).

Una importante percentuale delle posizioni in riserva dei Paesi aderenti sono depositate presso il Tesoro francese: è questo e non la  BCE che continua a garantire la convertibilità del franco CFA avendo, in contropartita, autorità nella definizione della politica; Gheddafi voleva creare una moneta panafricana <google> alternativa al CFA: mal gliene incolse

[Pagina senza pretese di esaustività o imparzialità, modificata 24/01/2019; col colore grigio distinguo i miei commenti rispetto al testo attinto da altri]

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↑2019.01.23 secondo l’<inkiesta> il franco CFA non è un freno alla crescita dei 14 Paesi che lo adottano, se osserviamo i dati di crescita del loro Pil e il contenimento del loro debito pubblico rispetto ad altri Paesi africani [CzzC: aggiungerei anche che il CFA non interessa solo alla Francia, ma anche al valore dell’euro rispetto ad altre valute, dal che il silenzio di altri Paesi eurofili; il problema è come sia trattato chi osasse insidiare gli interessi del CFA e di quanto danno sia stato fatto all’Italia con l’abbattimento dell’insidiante Gheddafi. Non mi piace l’imperialismo, ma, attenzione, oggi più di quello europeo è rapace quello cinese, ancorché qualche illuminato vescovo come Sorondo ritenga che la Cina sia il luogo «che meglio realizza la dottrina sociale della Chiesa»]

↑2019.01.20 Brutta fine per chi insidiasse il CFA? <TG2h20,30at10’25” o qui.mp3> la Francia tiene 14 paesi ex colonie d’Africa al guinzaglio finanziario e monetario con il Franco CFA, una divisa ancorata al cambio fisso con l’euro che solo Parigi può modificare e lo ha fatto. Francia che dunque ha in pugno il destino di nazioni dalle quali peraltro provengono molti disperati che rischiano e perdono la vita per fuggirne, territori ricchissimi di materie prime pregiate, ma nei quali la miseria scandalosamente dilaga e coloro che intendevano porre mano al soggiogamento economico parigino hanno fatto una brutta fine: citiamo solo Thomas Sankara in Burkina Faso e Muammar Gheddafi che <google> voleva creare una moneta panafricana. continua

↑2018.12.27 <scenariecon> come la Francia spolpa le sue colonie e ci rifila l’emigrazione che ne deriva; non solo il CFA, ma anche il CFP e gli euro emessi per finanziare i territori d’oltre mare.

↑2018.11.07 <alfr.eccl veja globresearch> Le email di Hillary rivelano che la NATO ha ucciso Gheddafi per fermare la creazione libica di una GOLD-BACKED VALUTA alternativa al CFA. Fu la Francia con lo scroccone Sarkozya tirare la risoluzione 1973 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per la creazione di una no-fly zone sopra la Libia (alibi per colpire non solo gli aerei di Gheddafi, ma tutto il suo esercito a terra) col pretesto di proteggere i civili; una delle migliaia di email di Hillary Clinton, contiene prove schiaccianti ad indicazione di come e perché le nazioni occidentali abbiano utilizzano la NATO come strumento per rovesciare il Gheddafi.

↑2018.10.04 <antidipl> Ecco come la Francia fa la “rigorista” in Europa sulla pelle di 14 ex colonie africane, con una popolazione di circa 160 milioni di unità, che adottano il CFA come moneta ufficiale, stampata in Francia, che ne ha stabilito le caratteristiche e ne detiene il monopolio. Ad es. quando uno dei 14 paesi esporta verso un paese diverso dalla Francia, e incassa dollari o euro, è tenuto a trasferire il 50% di quanto incassato presso la Banca di Francia. Inoltre i rappresentati dello Stato francese avrebbero diritto di veto nei consigli d’amministrazione e in quelli di sorveglianza delle istituzioni finanziarie delle 14 ex colonie.

↑2018.08.24 CFA e colonialismo francese <howafrica> La Cina detiene una quota importante della produzione di greggio e di altre risorse locali in alcuni dei 14 paesi africani costretti dalla Francia a pagare pedaggio coloniale: la Cina deve transitare attraverso la banca centrale della Francia prima di portare capitali e fondi nei paesi da pagare, il che richiede tempo e svaluta la valuta cinese; ci sarebbero stati incontri segreti tra cinesi e francesi per porre fine al suddetto patto coloniale in alcune ex colonie francesi dove i cinesi hanno maggiore interesse.

↑2018.07.09 Perfino Romano Prodi menziona il CFA nell’ipotizzare le cause dell’intervento francese in Libia: <liberoq> “I documenti confermano la volontà di Gheddafi di fare una moneta unica africana <google>; ciò fa pensare male, ma non significa necessariamente che sia questa la ragione del comportamento francese”. [CzzC: più d’una ragione, ad esempio più Total, costasse pure meno Eni?]

↑2018.06.13 <qnet> CFA: sono 14 i paesi africani che attraverso un patto coloniale depositano la maggior parte delle loro riserve di valute estere nella Banca centrale francese: ai leaders africani che rifiutano può capitare di essere uccisi o cadere vittime di colpi di stato. Coloro che invece obbediscono sono sostenuti e ricompensati con stili di vita faraonici mentre le loro popolazioni vivono in povertà e disperazione. E’ un sistema malvagio denunciato dall’Unione Europea, ma la Francia

↑2017.09.04 <voci>: Proteste in Africa contro il Franco CFA: “valuta coloniale“: Attraverso il caso di Kemi Seba, un controverso attivista nero, questo report della BBC racconta le crescenti proteste che si agitano nelle ex colonie francesi dell’Africa occidentale: uno dei principali bersagli è il franco CFA, valuta (ex) coloniale agganciata all’euro.

↑2017.09.02 <sussidiario>: riunione a Parigi con Germania, Spagna, Italia e tre paesi africani: competizione sull’Africa, azionata soprattutto da ambizioni francesi (CFA). E la Russia postsovietica potrebbe far più paura agli Usa che all’Europa.

↑2017.08.30 <opinione>: su ordine della Francia, il Senegal imprigiona Kemi Seba, per aver bruciato in pubblico alcuni Franchi CFA. Il suo rilascio, non è comunque sufficiente a risarcire un Continente offeso da decenni di sfruttamento economico e coloniale.

↑2017.05.08 <africaeuropa>: Macron eredita da Hollande la guerra francese nel Sahel: impegnati 4 mila soldati francesi dalla Mauritania al Ciad (Mali, Burkina Faso e Niger) con droni, aerei e blindati; <internazionale> quella in Mali è la più pericolosa missione di pace nella storia delle Nazioni Unite, ma “Se la Minusma se ne andasse i ‘folli di dio’ ci convertirebbero al loro jihadismo in un baleno, questo è certo”

↑2017.04.14 <africarivista> Franco Cfa, una valuta sempre più contestata: gli Stati membri della zona Cfa si trovano oggi, venerdì 14 aprile, ad Abidjan, in un’epoca in cui l’uso del franco Cfa è sempre più messo in discussione. A Dakar, alcuni economisti stanno iniziando a criticare questa valuta, creata nel 1945 (in origine ancorata al franco francese e poi all’euro), perché impedirebbe lo sviluppo dei Paesi africani. Tra questi esperti, Ndongo Samba Sylla, economista presso la Fondazione Rosa Luxemburg, che ha partecipato alla stesura di un libro che critica fortemente la valuta

↑2016.08.13 <sputnik>: perché hanno ammazzato Gheddafi? Dalle email di Hillary Clinton un aiuto alla risposta sulle mire che portarono Francia e Us-Uka rovesciare un regime stabile e tutto sommato amico dell’Italia: 2/3 di concessioni erano ENI, grosse riserve d’oro permettevano a Gheddafi di insidiare la valuta africana CFA francofona, con una valuta pan-africana basata sul dinaro d’oro libico… [CzzC: cbdi]

↑2016.08.03 <giornale>: Libia, le carte di Hillary Clinton: “La Franciadistrusse l’Italia”. La guerra che portò il caos in Libia venne scatenata dai francesi: l’obiettivo era di affermare la potenza transalpina ed eliminare influenza italiana nel Maghreb.

↑2016.01.09 <scenarieconomici>: dalle email della Clinton il perché la Fr di Sarkozy abbattè Gheddafi: avere più quote di influenza a danno dell’Italia ed evitare che Gheddafi soppiantasse il Franco CFA con una nuova valuta pan-africana. [CzzC: cbdi]

↑2011.03.28 <civg.it peacelink> le vere ragioni della guerra in Libia: i 30G$ sequestrati da Obama appartengono alla Banca Centrale Libica ed erano previsti quale contributo finanziario libico alla costruzione della Federazione Africana attraverso tre progetti guida tra i quali la creazione della Banca Centrale Africana, la cui prima emissione di moneta africana <google> avrebbe decretato la fine del Franco CFA, la moneta con cui Parigi mantiene il controllo su alcuni paesi africani da oltre 50 anni.

↑2005.06.15 <nonprofit>: Cancellato il debito di 18 Paesi in via di sviluppo: un passo importante, ma non basta. I paesi del G8 hanno deciso, in accordo con Banca mondiale e FMI, di cancellare il debito di 18 Paesi poveri africani e americani: Benin, Bolivia, Burkina Faso, Etiopia, Ghana, Guyana, Honduras, Madagascar, Mali, Mauritania, Mozambico, Nicaragua, Niger, Rwanda, Senegal, Tanzania, Uganda e Zambia [CzzC: 6 su 18 (in grassetto) sono del giro francese CFA


Franco CFA, perché non penalizza lo sviluppo africano

Tra Guinea equatoriale e Repubblica centrafricana
L’esame della crescita degli ultimi dal 1980 al 2018 non dà alcuna indicazione di una particolare penalizzazione delle ex colonie francesi. Il paese con la crescita media (geometrica) più alta, la Guinea Equatoriale (+13,3% annuo) – ricca di petrolio – usa il franco Cemac, esattamente come la Repubblica centrafricana, che ha il ritmo più basso (0,94% annuo). La Guinea equatoriale ha, è vero, grandi problemi di distribuzione, ma sono legati alla struttura politica e tribale del paese, non certo all’adozione del franco.

Ritmi di crescita molto diversificati
Diversi paesi delle due aree monetarie sono cresciuti a un ritmo superiore della mediana dell’intero continente e quasi tutti sono più rapidi del Sud Africa, la potenza regionale economica (a rigore, però, i tassi di crescita andrebbero valutati e confrontati anche in relazione al livello di sviluppo economico). Il Burkina Faso è cresciuto a un ritmo annuo – in quasi 40 anni – del 4,9%, il Ciad del 4,6%, il Mali del 3,9% il Benin del 3,8%, la Repubblica del Congo del 3,8%. Un gruppo di paesi si è effettivamente mosso più lentamente: Niger e Guinea Bissau – che hanno subìto entrambi una recessione brutale, sia pure breve – e la Costa d’Avorio, il Togo e il Gabon. La media dei tassi di crescita delle due aree Fca è comunque superiore a quella degli altri paesi africani (la mediana è appena inferiore).

Il caso della Guinea Bissau

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IL CASO DEL GUINEA BISSAU
Valori in percentuale. (Fonte: Fmi)

Fin qui il caso potrebbe essere considerato ancora aperto: i tassi di crescita da soli non permettono in realtà una conclusione definitiva anche perché andrebbero valutati, come mostra il caso del SudAfrica, insieme al livello di sviluppo delle economie. Occorrerebbe inoltre tener conto anche delle incertezze politiche (i colpi di stato, per esempio) e delle guerre. La Guinea Bissau è però la controprova di quanto sia ininfluente la moneta in generale e il franco Cfa in particolare. Il Paese è entrato nell’unione monetaria nel 1997. In precedenza – dal 1980 – era cresciuta del 3,1% annuo, mentre dopo l’ingresso e la pesante recessione del ’98 – causata dalla guerra civile, non dalla nuova moneta – e il rimbalzo del ’99, è cresciuta del 3,2%. Tra prima e dopo non è cambiato, praticamente, nulla. Il brillante ritmo di crescita è rimasto invariato.

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